Dal 25 Settembre a Milano presso Palazzo Reale “Il volto del ‘900.Da Matisse a Bacon”

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Livorno.Inaugurata il 25 a Milano la mostra stratosferica “Il volto del ‘900.Da Matisse a Bacon.i grandi capolavori del Centre Pompidou” esposti nel piano nobile di Palazzo Reale fino al 9 Febbraio 2014.
Una selezione di più di 80 opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi, per raccontare attraverso una serie strepitosa di icone della pittura e scultura del XX secolo, un periodo fondamentale per l’evoluzione del concetto stesso di ritratto e autoritratto.
La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale con MondoMostre e Skira editore in collaborazione con il Musée National d’Art Moderne – Centre Pompidou di Parigi e curata appunto da uno dei suoi conservatori, Bouhours,Capolavori assoluti!!

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La locandina della mostra da René Magritte, Lo stupro (1945).

La mostra è suddivisa in cinque sezioni che non sono ordinate per cronologia, ma per assonanze sul modo di trattare la figura umana da parte dei vari artisti.
Potentissimi ritratti di donne che rimangono nella memoria, per la loro forza espressiva e una intensa valenza psicologica e accanto ritratti maschili anch’essi innovativi per la posizione del soggetto, l’indefinitezza dei tratti o la postura.

I SEZIONE
I MISTERI DELL’ANIMA
C’era all’inizio del Novecento, una certa convergenza nel tentativo di leggere quella che l’Uomo considerava la parte oscura di se stesso. Due movimenti artistici, il Fauvismo e l’Espressionismo, divennero gli echi della fragile soggettività individuale:

Amedeo Modigliani,Henri Matisse,Auguste Elysée Chabaud,Pierre Bonnard, André Masson,Max Beckmann,Emile Othon Friesz,Suzanne Valadon.

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Amedeo Modigliani,1918
Ritratto di Dédie (Odette Hayden)

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Henri Matisse,1924
Odalisca con pantaloni rossi

II SEZIONE
Autoritratti
Molti artisti affrontano il tema con un ritratto introspettivo, sapendo che il Sé è indubbiamente il modello più complesso e più resistente all’analisi,l’auto-rappresentazione legata alla questione del “doppio”, genera un manifesto metafisico e pittorico per ciascuna opera:

René Magritte,Jacques Villon,Maurice de Vlaminck ,Gino Severini,Francis Bacon, Robert Delaunay,Zoran Music

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René Magritte,1945
Lo stupro

III SEZIONE
Faccia e Forme
La somiglianza, concetto per secoli connaturato al ritratto, viene definitivamente rifiutata. In ogni caso, anche se siamo lontani dall’esercizio di copiare tratto dopo tratto, il processo di analisi e sintesi dell’apparenza facciale del modello da parte dell’artista, non solo permette una grande espressività, ma consente anche spesso di tradurre la personalità del soggetto in un linguaggio visivo.

Jacques Lipchitz, Julio Gonzalez,di Max Ernst,André Derain,di Henri Matisse,Constantin Brancusi,Joseph Csáky,Joan Mirò,Robert Delaunay,Alberto Magnelli, Valerio Adami, Fernand Léger,Martial Raysse.

IV SEZIONE
Chaos e Disordine
I lavori di questa sezione condividono una pazza gioia nell’imperfezione, l’esatto opposto degli standards di bellezza perfetta ereditati dal classicismo dell’Antica Grecia.Figure rarefatte e scomposte dove gli artisti portano alle estreme conseguenze il dissolversi della figura umana, al tempo stesso infondendovi la drammaticità e la finitezza del vivere:

Alberto Giacometti, Jean Dubuffet, Pablo Picasso, Joan Mirò, Georg Baselitz, Francis Bacon.
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Alberto Giacometti

V SEZIONE
Il ritratto dipinto dopo la fotografia
In contrasto con il progressivo sviluppo del ritratto accademico attraverso lunghe sedute, alla metà dell’Ottocento la fotografia offrì il miracolo, ma forse anche la dittatura, dello scatto istantaneo. Fare un ritratto significa ora rivelare il soggetto in un istante, dando una garanzia di naturalezza e obiettività. Mentre la fotografia ha imitato e riprodotto le convenzioni della pittura, specialmente nel campo del ritratto, la pittura ha seguito un sentiero identico ma simmetrico.
La pittura del XX secolo ha superato la fotografia e rifiutato il principio di obiettività a favore dell’affermazione di una situazione pittorica:

Suzanne Valadon, Albert Marquet, Tamara de Lempicka, Henri Matisse, André Derain, Erro, Chuck Close,
Henri Le Fauconnier, Boris Grigorieff,di Henri Manguin, di Kees Van Dongen, Roger de La Fresnaye, Marie Laurencin,di Cassandre.

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Modigliani e l’École de Paris – dal 21Giugno al 24 Novembre 2013 presso la Fondazione Gianadda a Martigny

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Il 21 Giugno in Svizzera e’ stata inaugurata la mostra “Modigliani e l’École de Paris”.
Promessa mantenuta da parte della Fondazion,che aveva annunciato diversi mesi fa una mostra su Amedeo Modigliani.Partner eccellente di questa esposizione,le Centre Pompidou di Parigi che arricchisce l’esposizione con opere provenienti dalle sue meravigliose collezioni.
Il Fulcro della mostra,che chiudera’ nel mese di Novembre,sono sono le opere dell’Artista Livornese ma e’ben rappresentata l’Avanguardia di quel periodo storico con Matisse, Derain, Chagall, Zadkinee e numerosi altri artisti dell’École de Paris…..

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Negli ultimi decenni del XIX secolo, l’insegnamento delle scuole di Belle arti non trova più grandi riscontri. La campagna e i boschi attorno alla capitale francese sono celebrate da pittori appassionati della luce e della pittura en plein air: gli impressionisti. Questo movimento apre le porte alle rivoluzioni artistiche che seguiranno. A partire dall’inizio del XX secolo, Parigi diviene una vera calamita, un faro, e attira gli artisti da tutte le parti del mondo. I musei sono apprezzati, l’architettura della città è piacevole, vi si respira un’aria di libertà e la gioia di vivere. Tutti questi elementi contribuiscono alla fioritura dell’arte. Parigi diviene un foyer artistico con poli di attrazione particolari come Montmartre, ben presto soppiantato da Montparnasse. Infatti dal 1900 alla prima guerra mondiale questi quartieri vedono affluire artisti, in particolare stranieri, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’est. Da sempre ad uso contadino, le stalle e i depositi si trasformano in atelier per i pittori. I bar prendono piede e questi esuli si ritrovano al Dôme e alla Rotonde per confrontarsi sulla loro passione per l’arte e anche sulla miseria in cui vivono. Con il conflitto mondiale del 1914, i legami si spezzano bruscamente. Gli artisti francesi, italiani e tedeschi sono mobilitati, alcuni non torneranno più. Ma, finita la guerra, una fauna sempre più cosmopolita di artisti e di fêtards (festaioli) si ritrova: Pascin, Soutine, Foujita, Van Dongen, Derain, Modigliani,… Montparnasse diventa un vero crogiuolo dell’arte. L’apporto di tutti questi pittori stranieri, spesso ebrei, è innegabile nell’evoluzione dell’arte che trasforma Montparnasse nella “Babele dell’arte”. È nel 1925 che André Warnod, giornalista di Figaro, usa per la prima volta l’espressione “École de Paris” per designare gli artisti di Montmartre e di Montparnasse. Questa “École de Paris” non fa riferimento ad alcuna scuola, ma riunisce i pittori e gli scultori che hanno contribuito a fare di Parigi un luogo di grande creatività artistica e una capitale internazionale dell’avanguardia.

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Nel 1906 Modigliani incontra lo scultore Brancusi soprannominato”il pastore dei Carpazi” con cui instaura una solida amicizia. Insieme alla cité Falguière, essi ricorrono al taglio diretto, di cui è buona testimonianza in mostra la Tête de Femme, in pietra del 1912. Con riferimento alle maschere africane, lontano dal modello di Rodin, Modiglianiaccentua i tratti verticali con una linea del naso esageratamente allungata, una bocca inesistente, risolutamente chiusa, il tutto evoca una effigie ieratica persa nella contemplazione. Ma Modiglianiè anche quell’artista molto personale, lontano dalle turbolenze dei movimenti d’avanguardia, che si dedica soprattutto a dipingere dei ritratti con la testa inclinata, l’espressione malinconica, con un atteggiamento gotico che rimanda a Botticelli.
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La mostra è curata da Catherine Grenier, directrice-adjointe del Centre Pompidou, e il catalogo riproduce a colori tutte le opere esposte.
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http://www.gianadda.ch/wq_pages/fr/expositions/